Da un paio di giorni – seguendo dibattiti appassionati in rete - mi frulla in mente la famosa storiella dei due giovani pesci che incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario, il quale fa loro un cenno dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?”. I due giovani pesci non rispondono, continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: “Che diavolo è l’acqua?”.
Ora, non conoscere l’acqua nella quale si nuota comporta in generale delle conseguenze prevedibili, tipo cacciarsi in situazioni poco piacevoli. Questo vale per chi nuota in uno stagno ma anche per chi si avventura nel mare magno della rete.
Voi come definireste l’acqua in cui nuotiamo oggi? Non vi viene in mente niente? Ci provo io: è un miscuglio di relativismo, neo umanesimo, storicismo e nominalismo. Un percolato ideologico che genera quel mostro chiamato nichilismo: un unico pensiero, un’unica religione, un’unica filosofia, un unico popolo, un unico mercato, un’unica moneta, un’unica lingua, un’unica morale, un’unica legislazione.
E’ il vecchio sogno gnostico che periodicamente presenta il conto alle civiltà decadenti: un’immensa menzogna che nella sua edizione attuale, come un cancro della peggiore specie, ha ormai sparso le sue metastasi ovunque: dagli asili alle università, dalle televisioni ai giornali, dalla pubblicità al cinema, alle istituzioni, etc.. Un incubo che ormai è una realtà alla quale nemmeno i baluardi della nostra civiltà sanno resistere: gli stati nazionali, la Chiesa (cattolica e ortodossa) e la famiglia.
E’ questa l’acqua in cui nuotiamo, cari amici.
Ma come siamo giunti a questo punto? E’ una storia troppo lunga.
Quello che dobbiamo chiederci è cosa possiamo fare? Battaglie contro i mulini a vento su Facebook o Twitter? Lasciate perdere, date retta a me. Non ci credete? Volete provare? Va bene, provate. Provate a sostenere una opinione critica nei confronti dell’immigrazionismo umanitario senza alcuna regola o una lettura storica alternativa; provate a vivere la vostra fede cristiana difendendone l’unicità e praticando l’evangelizzazione; provate in certi contesti ad affermare la supremazia della filosofia greca rispetto a quella idealista; provate a rivendicare al confine e al territorio la patente di baluardo della civiltà; provate a difendere la libertà di un popolo di darsi regole economiche e finanziarie a tutela dei propri interessi; provate a sostenere che esiste una sola morale derivante dall’ordine naturale, finalizzata alla salvezza della propria anima e non alla soddisfazione dei più bassi istinti; provate a proporre il ritorno al primato della legislazione nazionale rispetto a quella europea. Provateci. Cinque minuti dopo diventerete razzisti, nazisti, reazionari, clericali, fondamentalisti, retrogradi, ignoranti, provinciali, bigotti, fascisti di merda, nostalgici etc.. E se non ve lo diranno, questo penseranno di voi, dormite tranquilli.
Cosa fare allora? Rassegnarsi alla barbarie nichilista che tutto infesta? Ovviamente no. Ma questo, cari amici, è il tempo di essere “docili come colombe e astuti come serpenti”. Non è il tempo di sguainare spade per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate o attizzare fuochi per convincere la gente che due più due fa quattro, come scriveva Chesterton.
Una cosa dobbiamo fare, solo una, ed è una cosa relativamente semplice: non essere complici. Possiamo farlo seguendo la lezione del grande Aleksandr Solzenicyn che così scriveva: “Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia. La nostra via è: non sostenere in nessun caso consapevolmente la menzogna”.
Scoprire il grande imbroglio può essere il primo atto della nostra Resistenza, il primo piccolissimo passo verso la Liberazione, quella vera ovviamente. Facciamolo traendo coraggio dai grandi esempi di libertà che abbiamo sotto gli occhi ma che le grancasse del pensiero unico ostinatamente ci nascondono.
Uno solo di questi esempi voglio proporvi, in giorni in cui insulse pagine bianche riempite di nulla vengono proposte dai soliti chierici del mondialismo nichilista come le novelle eroine del nostro tempo. Il suo nome è Asia Bibi, una donna pakistana condannata a morte per aver difeso con tutta sé stessa la propria fede cristiana in un paese musulmano, rifiutandosi di pronunciare l’abiura che le avrebbe garantito la salvezza. Per nove lunghissimi anni si è aggrappata all’unica cosa che le era rimasta, la propria fede, e l’ha difesa a costo della propria vita.
In questi giorni di infinite e stucchevoli polemiche, di risse virtuali da saloon e chiacchere da bar, di condanne senza appello all’ignominia per chi osa andare contro la corrente, trovate un momento per riflettere sulla vicenda umana di Asia Bibi e sulle vie impensabili che la Verità trova per trionfare.
Scoprirete che la sua è una bella storia ma, soprattutto, che la libertà ha un prezzo che ognuno di noi deve essere disposto a pagare prima o poi. E allora, forse, darete un senso agli insulti che ricevete per la vostra piccola testimonianza resa alla Verità e, chissà, imparerete a guardare con un po’ di indulgenza persino chi non perde occasione per denigrarvi pubblicamente.