Sono fermamente persuaso che oggi più che mai la conoscenza dell’eresia del cristianesimo cattolico sia importante quanto la conoscenza della dottrina, perché l’eresia, termine non a caso bandito dal dibattito teologico e soprattutto pastorale, altro non è che dottrina declinata in termini contrari, come un’immagine negativa che permette di cogliere sfaccettature che quella positiva non riesce a fornire, così com’è avvenuto in modo se non miracoloso sicuramente prodigioso nel caso della Sacra Sindone di Torino.
Il tema trattato in questo intervento, la gnosi nel nostro tempo, potrebbe sembrare una contraddizione perché l’errore che spesso si commette trattando delle eresie è quello di considerarle dei movimenti di idee ormai esauriti mentre nella realtà esse in varia misura nel corso dei secoli si ripropongono anche se in forme diverse rispetto all’edizione originaria, ma con sempre maggiore veemenza, come se il decorso del tempo attribuisse loro una forza di inerzia che in determinate condizioni di tempo e di luogo appare irresistibile. Chesterton infatti con la consueta arguzia riteneva che “il 90% di ciò che chiamiamo nuove idee sono semplicemente vecchi errori. Uno dei principali compiti della Chiesa Cattolica è far sì che la gente non commetta questi vecchi errori, in cui è facile cadere ripetutamente se le persone vengono abbandonate, sole, al proprio destino”.
Per cercare di fornire una risposta convincente al tema assegnato farò riferimento in particolare a un libretto del 2016 recentemente tradotto - direi ottimamente - in italiano, che rappresenta il paradigma della riproposizione virulenta di eresie del passato: I diritti dell’uomo contro il popolo di Jean Louis Harouel, un importante storico francese. Un libro che partendo dalla realtà francese, peculiare ma paradigmatica, spiega in maniera chiara e tutto sommato condivisibile come dietro al più grande attacco che la civiltà cristiana ha subito - attacco in pieno svolgimento - ci sono due pericolose eresie che fondendosi hanno eliminato il soggetto proprio della religione, cioè Dio, sostituendolo con l’uomo, spalancando in tal modo le porte all’ateismo sotto le spoglie della c.d. religione secolare dell’umanità, la cui radice è appunto la divinizzazione dell’ego.
La prima di queste eresie è la gnosi, un’antica eterodossia dalle basi teologiche molto deboli, talmente fragili che già nel II° secolo il beato vescovo Ireneo da Lione ne denunciò l’inconsistenza limitandosi a un fugace riferimento alla celebre parabola della zizzania.
Gli gnostici propongono l’idea dell’uomo - dio, un uomo cioè che porta dentro di sé una scintilla di Dio e che - caduto sulla terra non per colpa (peccato originale) ma per una sorta di capriccio del Dio minore ossia quello del Vecchio Testamento - tende ontologicamente a ricongiungersi con il Dio buono, quello del Nuovo Testamento. Vi è dunque una contrapposizione tra il Deus creator e il Deus salvator. Secondo gli gnostici l’uomo divinizzato, pur scaraventato suo malgrado nella realtà secolare, non ha perso nulla della sua natura e, dunque, è partecipe dei privilegi della divinità e, di conseguenza, sciolto dalle leggi naturali e morali che sostanzialmente non lo riguardano, così come non lo riguardano gli insegnamenti biblici, il senso della famiglia, della patria, dell’ordine sociale. Ne deriva l’orrore per tutto ciò che ha a che fare con la materia: procreazione, matrimonio, proprietà, ma anche il cibo, il vino, la gioia, lo stare insieme ecc. Concetti estranei alla natura divina cui l’uomo gnostico partecipa.
Messa così la gnosi è una distorsione della dottrina cattolica ma direi, da un punto di vista squisitamente filosofico, una rielaborazione perversa del pensiero di Platone (teoria dell’anima in particolare) che indubbiamente contiene elementi pericolosi ma che dalla Scolastica in poi - soprattutto attraverso la mirabile fusione operata da Tommaso d’Aquino con il pensiero di Aristotele - aveva trovato una esatta e corretta collocazione all’interno del sistema teologico ortodosso costituendo per secoli il baluardo contro errori dottrinali della peggiore specie.
Secondo l’autore del libro l’altra grande fonte della religione secolare dell’umanità è il millenarismo, un'antica eresia ereditata dal giudaismo che in estrema sintesi - ignorando il dato oggettivo che Gesù ha spostato verso il Cielo la promessa del regno di Dio - annuncia che prima della fine dei tempi Cristo tornerà sulla terra per fondare un regno di felicità assoluta che durerà mille anni, da qui il nome.
Da quanto succintamente detto, gnosi e millenarismo sono due eresie apparentemente inconciliabili tra loro. Secondo l’autore del libro fu l’intuizione di un abate calabrese vissuto nel XII secolo, Gioacchino da Fiore, a far sì che il matrimonio tra loro incredibilmente avvenisse, perché in realtà il presupposto della prima eresia (uomo / dio) è di fatto il fine della seconda (paradiso in terra): il millenarismo, con lo scopo di instaurare il paradiso in terra per mille anni, poteva far propria la concezione gnostica dell’uomo – dio e legittimare così l’instaurazione del regno dell’umanità divinizzata.
Se è vero, com’è vero, che le due eresie ad un certo punto si fusero per dar vita a un unico e autonomo movimento eretico ciò a mio avviso non deve essere imputato all’opera di Gioacchino da Fiore se non altro perché il suo pensiero – invero assai complesso – non è stato mai condannato dalla Chiesa, tant’è che Dante nella sua Commedia lo colloca tra i beati del Paradiso. Vero è invece che alcune tesi dell’abate furono condannate dall’Università di Parigi nei primi anni del XIII secolo, circostanza che probabilmente ha influenzato il giudizio dell’autore.
In ogni caso è indiscutibile che le due eresie ad un certo punto si fusero in un unico programma finalizzato all’instaurazione del paradiso in terra. Evidentemente per realizzare ciò non era sufficiente un sistema religioso ma un sistema politico, perfettamente rappresentato dai comunismi che incarnano i tratti di una religione laica: Dio deve essere sostituito dal divenire storico materialista, il mondo deve diventare un paradiso e l’umanità è divina.
Il sistema dei millenarismi gnostici – fin dalle forme primordiali di comunismo - è sempre lo stesso: è l’idea di una eterna contrapposizione manichea – quindi gnostica – tra il bene e il male, tra ciò che rappresenta l’amore e l’odio: proletariato e borghesia nell’edizione più matura, quella marxista, laddove il primo deve distruggere la seconda per tornare a quella dimensione di felicità originaria della quale godeva l’umanità. Da qui l’assolutizzazione del potere e il ricorso alla violenza e ad ogni mezzo per realizzarlo; da qui la giustificazione di ogni mezzo per raggiungere il fine dato.
Il comunismo è stato condannato dalla storia ma l’idea millenarista ha impiegato meno di 20 anni per risorgere clamorosamente, riciclandosi in quell’ectoplasma senza morale né dignità comunemente definito globalismo, la cui nascita era stata prevista da filosofi come Del Noce - ripreso da Guareschi e in parte da Pasolini – che avrebbe fatto propria la vocazione gnostico / millenarista a sovvertire l’ordine mondiale fondato sugli stati nazionali (popolo – lingua – territorio) per instaurare un presunto paradiso sulla terra fondato non più sulla eliminazione della borghesia ma sulla distruzione di ogni differenza tra individui che, pertanto, diventano perfettamente intercambiabili (africano = europeo).
Per fare questo bisognava puntellare quella religione secolare dell’umanità che nella prima declinazione aveva mostrato delle falle e che, quindi, bisognava rendere quanto più inclusiva possibile, dipingendola non a caso con tutti i colori dell’arcobaleno con a supporto dei dogmi altrettanto variopinti: i c.d. diritti umani.
A questo folle progetto si contrappongono due baluardi percepiti come nemici da distruggere ad ogni costo proprio attraverso i dogmi della religione secolare dell’umanità, i diritti umani:
1) baluardo politico: il sistema delle società occidentali, con le loro legislazioni, la loro religione, l’attaccamento alla loro storia, l’idea di nazione, il tessuto sociale, le tradizioni, il popolo che resiste alla sua trasformazione in una non meglio definita umanità;
2) baluardo religioso: la Chiesa cattolica, con i suoi dogmi e principi immutabili.
Vediamo come i diritti umani, concetto di per sé neutro se non addirittura insignificante, sono stati costruiti e impiegati in funzione di questo progetto di salute pubblica di matrice gnostica proprio in quelle società cristiane che hanno visto tali diritti – seguendo l’insegnamento costante dei pontefici – con sospetto se non addirittura con avversione.
In linea di principio il diritto si fonda su valori eterni e trascendenti destinati ad assicurare per lungo termine l’esistenza della società che sostiene.
Prendiamo come paradigma il matrimonio. Nella concezione tradizionale cristiana è il diritto di ogni uomo e di ogni donna di legarsi poiché reciprocamente e liberamente si sono scelti non per appetito istintivo – che è incapace di scelta tendendo a soddisfare il proprio ego – ma per dilezione, concetto che aggiunge al concetto di amore quello della libera e disinteressata scelta. Diritto che è saldamente fondato sulla dignità umana che affonda le proprie radici sulla creazione (Tommaso d’Aquino) e non dipende dal riconoscimento sociale (pensiamo a Genesi o alle bellissime parole di San Paolo). Possiamo quindi dire che il matrimonio è un diritto naturale (per S. Tommaso addirittura un compito naturale) fondato sul rapporto di un uomo + una donna con la trascendenza. Laddove invece – come accade - i diritti vengono formulati e prodotti senza considerare il rapporto con la trascendenza ma unicamente in funzione contingente, immanente, egoistica o autistica – quindi in maniera totalmente atea - si pretende di applicare lo schema a qualsiasi rapporto umano, anche quello tra due persone dello stesso sesso, dove difetta ogni dilezione perché difetta la sua precondizione: l’iscrizione nel grande libro della natura che, piaccia o no, non facit saltus.
Argomentando come sopra, cioè togliendo da una qualsiasi situazione giuridica il rapporto con il trascendente, gli esempi diventano potenzialmente infiniti. Pensiamo al diritto alla vita. La vita umana che cos’è? E’ una realtà trascendente e, quindi, sacra e intangibile, cioè sottratta alla libera disponibilità dell’uomo, oppure è una situazione esistenziale come tante, una esperienza soggettiva lasciata nella libera disponibilità dell’uomo? E’ evidente che se consideriamo la vita come un dono indisponibile aborto e eutanasia sono dei crimini, se la consideriamo una situazione soggettiva sono dei diritti inalienabili. Gli esempi potrebbero continuare applicando il medesimo schema: teoria del gender, immigrazionismo, libertà religiosa ecc., sbandierati dei megafoni del main stream come conquiste sociali, come diritti inalienabili dell’individuo.
Da pochi esempi si può capire come il cancro gnostico tenga ben salda la presa sulla nostra civiltà, svelando il disprezzo per il creato, per tutto ciò che è generazione e vita. E lo fa attraverso una elaborazione tutta particolare dei diritti umani, intesi come delle situazioni soggettive assolutizzate, del tutto sganciate dall’ordine della creazione e dal trascendente, il cui riconoscimento produce l’effetto opposto rispetto a quello che il diritto dovrebbe produrre: non la conservazione della società ma la sua distruzione.
Il perché è intuitivo. Avevamo detto all’inizio che la gnosi disprezza tutto ciò che è natura e tutto ciò che la genera e riproduce. In un’epoca di forte calo demografico, il riconoscimento di presunti diritti umani come matrimonio tra persone dello stesso sesso, aborto, eutanasia, teoria del gender ecc. produrranno nel medio termine una accelerazione del calo demografico, nel lungo termine l’annientamento delle società occidentali e in ultima analisi la distruzione demografica e dell’umanità in generale. Ecco perché, dunque, Stato e Chiesa – istituzioni ontologicamente deputate alla salvaguardia materiale e spirituale degli individui - sono i due baluardi che stanno subendo gli attacchi più feroci: quello politico - gli stati nazionali - attraverso l’immigrazione selvaggia; quello religioso - il cristianesimo cattolico - attraverso il relativismo gnostico, l’ecumenismo e la distruzione della Tradizione della Chiesa e di tutto ciò che rimanda ad essa, con il fine di trasformarlo un una filosofia immanente in salsa gnostica ad uso e consumo di chiunque, una new age 2.0.
Ecco allora il senso del libro, i diritti dell’uomo contro il popolo. I c.d. diritti umani vengono oggi utilizzati per distruggere il tessuto sociale dello Stato da una parte e la Chiesa dall’altra, uniche due istituzioni storicamente deputate alla tutela civile e religiosa dei cittadini e della società, che si oppongono ontologicamente – cioè data la loro stessa natura – al nuovo ordine mondiale di matrice gnostica. Ecco perché i diritti umani in versione gnostica sono contro il popolo, perché mirano a distruggere le tutele ultime delle creature: lo Stato e la Chiesa. Ecco dunque il luogo in cui si manifesta la gnosi nel nostro tempo: nella teoria distorta dei diritti umani.
BIBLIOGRAFIA:
Jean-Louis Harouel, I diritti dell'uomo contro il popolo (ed. Liberilibri, 2016)
Stefano Fontana, Chiesa gnostica e secolarizzazione (ed. Fede & Cultura, 2018)
Umberto Galeazzi, Pervertimento dell'etica (ed. Chorabooks, 2019)
Hilaire Belloc, Le grandi eresie (ed. Fede & Cultura, 2019)
Grado Giovanni Merlo, Eretici ed eresie medievali (ed. Il Mulino, 1989)
Tommaso Scandroglio, La legge naturale (ed. Fede & Cultura, 2007)
Angela Pellicciari, La gnosi al potere (ed. Fede & Cultura, 2014)